Di Aniello Langella. Medico Chirurgo, Ortopedico e Fisiatra

L’ARTROSI DELL’ANCA

RIABILITAZIONE INTERVENTISTICA CON INFOLTRAZIONI DI OZONO

Diagnosi, prevenzione e trattamento

Di Aniello Langella

Medico Chirurgo Ortopedico e Fisiatra

Premessa

 Fisiatria e Ortopedia Interventistica con Infiltrazioni di Ozono

* I protocolli terapeutici della SIOOT (Società Italiana Ossigeno Ozono Terapia) sono per me la base dalla quale parte tutto il sistema di cura del mio paziente, mio privilegiato interlocutore. SIOOT è garanzia di serietà in campo medico e specialistico, è sicurezza per l’accredito ministeriale, è etica. Ed io per il mio paziente, non posso fare altro in premessa, che dedicargli il meglio,

La coxartrosi rappresenta una delle principali cause di dolore e disabilità dell’arto inferiore, e spesso la diagnosi viene formulata anche in età relativamente giovane. In molti casi, il trattamento proposto è di tipo chirurgico, con l’indicazione all’impianto di una protesi d’anca. Tuttavia, numerosi pazienti non sono candidabili a tale procedura per motivi legati all’età, alla comorbilità o alla volontà di rimandare l’intervento.

In questo contesto, la fisiatria e l’ortopedia interventistica offrono valide alternative terapeutiche conservative. In particolare, le infiltrazioni intra-articolari con ossigeno-ozono rappresentano una strategia minimamente invasiva, efficace nel ridurre i sintomi dolorosi, migliorare la funzione articolare e rallentare la progressione del danno strutturale.

L’obiettivo è quello di contenere la sintomatologia (dolore, disfunzione, zoppia), migliorare la qualità della vita e ritardare, ove possibile, il ricorso alla chirurgia protesica, preservando la postura e la mobilità articolare nella vita quotidiana e nelle attività di relazione.

Cos’è l’Artrosi dell’Anca?

L’artrosi dell’anca, o coxartrosi, è una patologia cronico-degenerativa che interessa l’articolazione coxo-femorale e si tratta di un processo progressivo che comporta l’usura della cartilagine articolare e l’alterazione delle strutture ossee e capsulo-legamentose dell’anca. Questa degenerazione determina una progressiva perdita della funzionalità articolare, con impatto diretto sulla qualità della vita, sulla postura e sulla capacità di movimento del paziente.

Il sintomo cardine: il dolore

Il dolore rappresenta il sintomo principale e iniziale nella maggior parte dei casi. Può avere diverse caratteristiche e localizzazioni:

Dolore inguinale, spesso riferito alla parte anteriore della coscia, considerato il più tipico

Estensione al gluteo o al ginocchio (dolore riferito)

Peggiora con la deambulazione, il carico o dopo lunghi periodi in posizione statica

Talvolta presente anche a riposo o di notte nelle fasi avanzate

Il dolore è espressione dell’infiammazione locale, del conflitto meccanico tra le superfici articolari alterate e dell’irritazione delle strutture periarticolari. Oltre al dolore, il secondo elemento chiave della coxartrosi è la disfunzione articolare, che si manifesta con:

Rigidità: soprattutto al mattino o dopo periodi prolungati di inattività

Limitazione del movimento: difficoltà a flettere, ruotare o divaricare l’anca

Zoppia antalgica: il paziente tende a caricare meno sull’arto dolente

Perdita di forza muscolare: soprattutto a carico dei muscoli glutei e quadricipitali

Compensazioni posturali: che coinvolgono la colonna lombare e l’arto controlaterale

Con l’avanzare della patologia, la persona può sviluppare un pattern motorio alterato, con cammino claudicante, uso del bastone e maggiore affaticamento. Questo quadro ha un impatto notevole sulla vita quotidiana

Il dolore e la disfunzione limitano progressivamente attività comuni come:

Camminare per lunghi tratti

Salire e scendere le scale

Sedersi e rialzarsi da una sedia

Allacciarsi le scarpe o mettersi i pantaloni

Dormire sul fianco affetto

Queste limitazioni comportano non solo un disagio fisico, ma anche un impatto psicologico e sociale, riducendo l’autonomia personale e la partecipazione alle attività di relazione.

La diagnosi precoce e una corretta impostazione del trattamento sono fondamentali per controllare il dolore, preservare la mobilità e ritardare la progressione della malattia. Un approccio integrato tra medicina riabilitativa, ortopedia interventistica e educazione del paziente può cambiare radicalmente la prognosi funzionale.

Ritardare l’intervento di protesizzazione dell’anca: quando e perché?

L’intervento di sostituzione protesica dell’anca (artroprotesi totale) è senza dubbio una soluzione efficace e risolutiva nei casi di artrosi grave e invalidante, tuttavia, non sempre rappresenta la scelta immediata o possibile. In molti casi, è necessario o preferibile rimandare l’intervento, puntando su trattamenti conservativi efficaci e personalizzati. Quando ritardare l’intervento chirurgico?

Ci sono numerose situazioni cliniche, anagrafiche e psicologiche in cui è indicato posticipare l’intervento di protesi d’anca:

1. Età giovane del paziente. Nei soggetti con meno di 60–65 anni, il rischio è quello di dover affrontare una o più revisioni protesiche nel corso della vita. La durata media di una protesi è di circa 15–20 anni, ma in pazienti attivi e giovani può usurarsi più rapidamente e quindi ritardare l’intervento permette di aumentare le probabilità che una sola protesi duri per tutta la vita.

2. Sovrappeso o obesità significativa. Un eccesso ponderale rappresenta un fattore di rischio sia per l’insorgenza che per la progressione della coxartrosi, inoltre, aumenta il rischio operatorio (infezioni, complicanze anestesiologiche, fallimenti meccanici della protesi). Il trattamento conservativo offre un margine di tempo utile per ridurre il peso corporeo in modo sicuro prima di affrontare un eventuale intervento.

3. Comorbilità e stato generale compromesso. Patologie cardiovascolari gravi, diabete non compensato, insufficienze d’organo, stati immunodepressivi, neoplasie o altre condizioni croniche rendono controindicato o rischioso l’intervento chirurgico. In questi pazienti, l’obiettivo diventa contenere il dolore e mantenere la mobilità il più a lungo possibile, senza ricorrere a procedure invasive.

4. Rifiuto del paziente (per motivi psicologici, culturali o religiosi). La paura dell’intervento, della riabilitazione post-operatoria o il semplice desiderio di non “avere un corpo estraneo” possono portare il paziente a rifiutare consapevolmente l’opzione chirurgica. In questi casi, il ruolo del medico è quello di offrire alternative valide e sicure, senza forzare decisioni non condivise.

5. Necessità di tempo per prepararsi all’intervento. In alcuni casi, non è ancora il momento giusto per il paziente: motivi familiari, lavorativi, economici o semplicemente organizzativi possono richiedere un periodo di attesa. Durante questo tempo, il trattamento conservativo diventa essenziale per mantenere la qualità di vita.

6. Coxartrosi non ancora in stadio avanzato. In pazienti con artrosi in fase iniziale o moderata, anche se sintomatica, la chirurgia non è indicata. Approcci come la fisioterapia mirata, le infiltrazioni (acido ialuronico, ozono), la rieducazione motoria e la modulazione del carico articolare possono ritardare significativamente la progressione.

e migliorando i risultati a lungo termine.

L’obiettivo è guadagnare tempo di qualità

Il trattamento conservativo non elimina l’artrosi, ma ha l’obiettivo di:

Controllare il dolore

Preservare la funzione articolare

Evitare o ritardare l’intervento chirurgico

Preparare il paziente (quando necessario) ad affrontare l’intervento in condizioni migliori

Ritardare l’intervento di protesi d’anca non è una rinuncia, ma una strategia clinica ponderata che tiene conto dell’intera persona, non solo della patologia articolare. Grazie alle moderne tecniche infiltrative, alla fisioterapia specializzata e alla gestione multidisciplinare, è possibile prolungare il benessere articolare, riducendo i rischi e migliorando i risultati a lungo termine.

L’infiltrazione di ozono nell’articolazione dell’anca affetta da coxartrosi

è una procedura minimamente invasiva che utilizza una miscela di ossigeno-ozono medicale con effetti terapeutici ben documentati. Di seguito ti riporto una descrizione completa, scientificamente accurata e adatta a materiale informativo, evidenziando gli effetti e le azioni principali di questa tecnica:

Effetti e azioni dell’ozono nella coxartrosi

L’ozonoterapia intra-articolare si basa sulla somministrazione, sotto guida ecografica, di una miscela gassosa composta da ossigeno (O₂) e ozono (O₃) in concentrazioni terapeutiche. L’ozono medicale agisce a più livelli sull’articolazione artrosica, attraverso effetti biochimici e fisiologici sinergici.

Azione antinfiammatoria

L’ozono inibisce la produzione di citochine pro-infiammatorie (come IL-1, TNF-α, PGE2), coinvolte nel processo artrosico.

Azione antalgica

Azione miorilassante

Riduzione dello stress ossidativo locale modulando il sistema redox, senza bloccare del tutto la risposta immunitaria (azione “modulatrice” e non soppressiva).

Il risultato è una significativa riduzione dell’infiammazione sinoviale, spesso presente nella coxartrosi, soprattutto se accompagnata da versamento articolare.

Infiltrazioni ecoguidate e non, con Ossigeno-Ozono

nell’artrosi d’anca

L’infiltrazione peri-articolare e intra-articolare rappresenta una strategia terapeutica conservativa efficace nei pazienti affetti da coxartrosi in fase iniziale o intermedia, specialmente quando è presente una componente infiammatoria associata a versamento articolare.

Quando è indicata?

 

L’ozonoterapia viene consigliata nei casi in cui l’infiammazione articolare gioca un ruolo significativo nella sintomatologia.

Tecnica e Sicurezza del Trattamento

Poiché l’articolazione dell’anca è situata in profondità, è essenziale ricorrere a tecniche guidate per il corretto posizionamento dell’ago e per garantire l’efficace somministrazione del farmaco all’interno dell’articolazione. Più agevole e meno invasivo il trattamento peri-articolare. Le metodiche impiegate per migliorare il trattamento sono l’eco-guida

L’ecografia, infatti, consente una guida in tempo reale dell’intero procedimento, migliorando la precisione, la sicurezza e il comfort, riducendo il rischio di lesioni a strutture vascolari o nervose come il nervo femorale e i vasi femorali.

Svolgimento della procedura

 Si esegue in regime ambulatoriale, in ambiente sterile.

Il paziente è posizionato in modo confortevole, supino o semi-seduto. Ma preferibilmente di lato.

Dopo la detersione e l’identificazione dei punti di riferimento ecografici, si procede con l’infiltrazione.

Non si utilizzano anestetici.

In mani esperte, la procedura dura pochi minuti ed è ben tollerata.

Cosa viene iniettato?

Miscela di ossigeno-ozono: potente azione antinfiammatoria e analgesica

 Frequenza del Trattamento

 Generalmente il ciclo prevede 5 a 10 sedute. Due a settimana.

Dopo l’iniezione il paziente non ha nessuna limitazione al movimento e alle attività della vita di relazione.

In sintesi, i vantaggi sono: tecnica sicura e non invasiva; rapido ritorno alle attività quotidiane; miglioramento della mobilità e riduzione del dolore; indicata anche in età non avanzata per ritardare la chirurgia.

Per cura e trattamento, chiama 0481-485110

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